Puglia: storia e tradizione vitivinicola – Il tacco D’Italia
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Puglia: storia e tradizione vitivinicola – Il tacco D’Italia

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dal Gargano alla Daunia

Per la sua posizione geografica è chiamata “il tacco d’ Italia”, i cui confini affondano in gran parte nei mari Adriatico e Jonio. Una sorta di parallelepipedo caratterizzato da almeno quattro territori, che si succedono da nord a sud – il Gargano, il Tavoliere, le Murge e il Salento – più la Daunia sul confine appenninico con il Molise e la Campania. Diversamente da altre regioni meridionali, la Puglia è pressoché priva di rilievi montuosi, lasciando invece largo spazio a colline, altipiani e pianure, queste ultime soprattutto nella parte meridionale. 

Ciò porta a una sensibile differenziazione della composizione dei suoli, che vanno dal calcareo all’argilloso fino al sabbioso. Altra caratteristica della regione è la penuria d’acqua che, insieme a un clima caldo – arido e ai venti altrettanto caldi, fa sì che l’agricoltura soffra spesso la siccità e debba quindi ricorrere all’irrigazione.

le varietà più ricercate

Per quanto riguarda la viticoltura, se nell’antichità il contatto con le popolazioni orientali portò al radicamento di varietà da vini dolci come Aleatico, Malvasia e Moscato, in tempi più vicini si sono sviluppate varietà autoctone come il Primitivo, il Negroamaro (dalle bacche scurissime e già il nome significa “nero, nero”) e l’Uva di Troia, che si stanno rivelando decisive, specie nel campo dei vini rossi, per l’evoluzione qualitativa della vitivinicoltura pugliese. 

Accanto ad esse, anche altre come il Bombino Nero e Bianco, l’Aglianico, il Bianco d’ Alessano e la Verdeca, mentre sta diminuendo l’impiego delle varietà nazionali quali Sangiovese e Trebbiano Toscano, lasciando invece spazio all’affacciarsi di vitigni internazionali come Chardonnay e Malbech.

LA CANTINA D’ITALIA

la produzione vitivinicola

Se fino a pochi anni fa la Puglia veniva definita “la cantina d’ Italia” per le sue alte produzioni, oggi ha imboccato la strada della valorizzazione qualitativa e in quest’ottica sta modificando le caratteristiche degli impianti vitati e delle tecniche produttive. Al momento, le forme di coltivazione più utilizzate sono tendone, guyot e cordone speronato, mentre molto diffuso è ancora l’alberello pugliese.

 Dai quasi 109 000 ettari di vigneto (per il 92% dislocati in pianura) si producono circa 9 milioni di ettolitri di vino, dove la percentuale a DOC è ancora esigua, appena di poco superiore al 4%. Ciononostante il patrimonio regionale dei VQPRD si compone di 25 DOC, distribuite uniformemente lungo tutta la regione, anche se si possono raggruppare in quattro macro – aree: Daunia, Terra di Bari, Salento e Tarantino.

DENOMINAZIONI VINI

le Doc e le IGT

All’interno delle denominazioni vi sono numerosi vini e tipologie, dove i rossi prevalgono nettamente (70,2%). Una particolarità: la Puglia è una delle regioni italiane dove si producono ottimi vini rosati. All’interno delle denominazioni vi sono numerosi vini e tipologie, dove i rossi prevalgono nettamente (70,2%). Una particolarità: la Puglia è una delle regioni italiane dove si producono ottimi vini rosati. 

Accanto alle DOC figurano anche 6 IGT: Daunia, Murge, Valle d’ Itria, Salento, Tarantino e Puglia. Per la vitivinicoltura pugliese, dunque, le prospettive sono oltremodo positive e già oggi è considerata una delle regioni emergenti nel panorama vinicolo italiano.

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